La poesia che genera riflessioni riguardo il lavoro moderno.

Un mio ex tutor aziendale, che mi fu assegnato durante il mio periodo di tirocinio formativo, mi disse di sfuggita: Io non voglio un’altra XY, io voglio Alessia”. Rispettando le regole della funzione che si inizia a ricoprire, ogni lavoratore deve cercare quotidianamente di offrire al proprio datore di lavoro una personalità, delle idee e delle conoscenze che nessun altro può possedere. Oggi più che mai che il lavoro è una chimera. A questo proposito mi viene in mente la poesia di Hemingway:

Tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,
o le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.
Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.

Ernest Hemingway

Le affermazioni qualunquiste di personaggi rilevanti, semplificate erroneamente e amplificate dai moderni mezzi di comunicazione contribuiscono a distorcere una realtà sociale che esclude la visione del buono che continua, invece, a esistere nell’Umanità.

Come disse Chaplin nel celebre film Il dittatore,

” Voi ,voi il popolo avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità, voi il popolo avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia usiamo questa forza, uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavi il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia siate tutti uniti!”

VADEMECUM PER LA SOSTENIBILITA’ SOCIALE

Perché la guerra la carestia non sono scene viste in tv e non puoi dire lascia che sia perché ne avresti un po’ colpa anche tu.  Sanremo 1987, Morandi, Tozzi, Ruggieri.

Quando lessi per la prima volta l’espressione sostenibilità sociale, qualche istante prima di essermi informata sulla definizione esatta, mi sono immaginata un insieme di persone con specificità caratteriali e percorsi professionali differenti e complementari che, grazie all’ascolto reciproco, cerca di aiutarsi vicendevolmente per realizzare la felicità propria e altrui. Grazie all’osservazione finalizzata al conseguimento di due titoli di studio ho avuto l’opportunità di conoscere alcune strategie narrative utilizzata da due aziende che operano nel campo dei mass media. In particolare ha colpito molto la mia attenzione la decisione, presa dalla narrazione televisiva italiana, di raccontare alcuni temi sociali che possono di gran lunga rappresentare alcuni nuclei tematici da affrontare se si ha come obiettivo quello di realizzare una sostenibilità sociale reale.  In ciascuna epoca vi sono dei racconti televisivi che argomentano in vario modo alcuni motivi possibili di scontro tra i componenti della società civile, indicando in conclusione delle modalità creative per attuare una riconciliazione.

Per esempio, alla fine degli Anni Sessanta, è stata mandata in onda uno sceneggiato, La Famiglia Benvenuti, in cui il figlio minore dell’unità collettiva protagonista ha degli scontri con i suoi coetanei per una partita a pallone; la diatriba dei ragazzini è appianata grazie all’intervento dei padri dei due litiganti che, dopo un iniziale scontro, comprendono di essere loro quelli che devono dare il buon esempio e risolvono lo scontro con il dialogo e la riappacificazione. Durante l’estate il padre raggiunge nel fine settimana il resto della famiglia, ovvero la moglie, i due figli maschi e la governante. I telespettatori assistono a una scena in cui il capo cuoco raccomanda ai camerieri di rispondere alle domande dei clienti garantendo la freschezza dei pesci cucinati, mostrando però con l’immagine un pesce chiaramente surgelato.

Il capo famiglia viene ritratto anche in alcuni momenti lavorativi e di particolare interesse per la sostenibilità sociale e ambientale è la scena in cui, assieme al capo e ad alcuni colleghi, si reca nel sito dove il cliente dell’azienda dove lavora il capo famiglia confessa di voler guadagnare tanti soldi mediante la costruzione di condomini in tutta l’area che era ancora abitata dal verde incontaminato della natura. La madre, i due figli e la governante sono ritratti nel momento in cui stanno tornando dalle vacanze estive in treno. Un breve piano sequenza immortala il primogenito intento a leggere un quotidiano su cui in prima pagina è possibile vedere la foto di due bambini e leggere il titolo dell’articolo: L’ADOZIONE VA A PASSO DI LUMACA. Nella diegesi successiva dello sceneggiato, il ragazzo avrà un violento scontro verbale con il nonno esattamente riguardo questo argomento di rilevanza sociale anche nella realtà della storia italiana.

Molti anni più tardi, troviamo nella narrative televisiva Un medico in famiglia in cui un tema legato alla sostenibilità sociale è la relazione tra gli italiani e le comunità  Rom residenti in Italia. In questo caso, la primogenita della famiglia protagonista entra in contatto tramite la scuola con una ragazza Rom e diventano amiche. Quando il padre di quest’ultima decide di farle abbandonare la scuola perché deve prendersi cura della madre, intervengono il padre e il nonno della ragazzina italiana. In particolare il padre medico spiega che le due ragazzine sono ormai amiche e si vogliono bene e che, oltre ad esistere l’obbligo di andare a scuola fino ai sedici anni.

La cognata del medico, che diventerà poi moglie, dimostra in diverse puntate cosa significa esercitare la professione del giornalista: per citare solo un esempio, denuncia pubblicamente un uomo non appena scopre che egli esercita abusivamente la professione del medico, ingannando le persone che lo ascoltano sulla superficialità delle cure mediche tradizionali in nome di tisane normali per la cura di patologie molto serie. Nella diegesi narrativa della terza stagione, invece, la famiglia si trova in un episodio di fronte a una scelta da compiere: dare alle autorità competenti il reperto archeologico ritrovato casualmente nel giardino di casa oppure venderlo a un collezionista orientale. Nella serie successiva, il nuovo medico protagonista dimostrerà che lo smantellamento dell’asl di zona per costruire un ennesimo punto vendita non soddisfa la popolazione, che invece appoggia con entusiasmo la sua idea di sostituire l’asl con una struttura ospedaliera che risponda alle esigenze quotidiane delle persone anziane, senza aver bisogno delle cure del pronto soccorso.

Si conclude questa breve rassegna della narrazione televisiva italiana con una fiction molto recente, Tutti Pazzi per amore, in cui viene portato sullo schermo il tema della scoperta dell’omosessualità maschile e femminile e delle reazioni che, istintivamente, possono portare all’inizio a auto repressioni e a reazioni violente nel momento in cui si dichiara questa caratteristica personale. Si rappresenta anche il tema dell’HIV al giorno d’oggi e della paura che può nascere quando si sa che la persona amata ha contratto questa patologia. Nella terza e ultima stagione, invece, vengono trattate, sempre con l’ironia che contraddistingue questa serie, le professioni che i giovani sono spesso costretti ad accettare al giorno d’oggi come la mascotte pubblicitaria per un ristorante cinese, e l’iniziale smarrimento quando ci si trova di fronte una ragazza che ha il desiderio di svolgere una professione tipicamente maschile, come il meccanico d’auto.

L’enciclopedia Treccani definisce la sostenibilità sociale in questo modo:

Nelle scienze ambientali ed economiche, condizione di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. Il concetto di s. è stato introdotto nel corso della prima conferenza ONU sull’ambiente nel 1972, anche se soltanto nel 1987, con la pubblicazione del cosiddetto rapporto Brundtland, venne definito con chiarezza l’obiettivo dello sviluppo sostenibile che, dopo la conferenza ONU su ambiente e sviluppo del 1992, è divenuto il nuovo paradigma dello sviluppo stesso.

Come viene esplicitato dalla definizione dell’enciclopedia, la sostenibilità sociale è legata in particolar modo alla sostenibilità ambientale  e la società globale ha cominciato a occuparsi di questa macro area tematica in modo concreto nel 1987 con il rapporto Brundtsland e nella conferenza dell’Onu del 1992. In questo anno è passata alla storia l’esortazione di una ragazzina di dodici anni all’attuazione di best practices dal punto di vista ambientale e umanitario:

Hello, I’m Severn Suzuki speaking for E.C.O. – The Environmental Children’s Organisation. We are a group of twelve and thirteen-year-olds from Canada trying to make a difference: Vanessa Suttie, Morgan Geisler, Michelle Quigg and me. We raised all the money ourselves to come six thousand miles to tell you adults you must change your ways. Coming here today, I have no hidden agenda. I am fighting for my future. Losing my future is not like losing an election or a few points on the stock market. I am here to speak for all generations to come. I am here to speak on behalf of the starving children around the world whose cries go unheard. I am here to speak for the countless animals dying across this planet because they have nowhere left to go. We cannot afford to be not heard. I am afraid to go out in the sun now because of the holes in the ozone. I am afraid to breathe the air because I don’t know what chemicals are in it. I used to go fishing in Vancouver with my dad until just a few years ago we found the fish full of cancers. And now we hear about animals and plants going extinct every day — vanishing forever. In my life, I have dreamt of seeing the great herds of wild animals, jungles and rainforests full of birds and butterflies, but now I wonder if they will even exist for my children to see. Did you have to worry about these little things when you were my age? All this is happening before our eyes and yet we act as if we have all the time we want and all the solutions. I’m only a child and I don’t have all the solutions, but I want you to realize, neither do you! You don’t know how to fix the holes in our ozone layer. You don’t know how to bring salmon back up a dead stream. You don’t know how to bring back an animal now extinct. And you can’t bring back forests that once grew where there is now desert. If you don’t know how to fix it, please stop breaking it! Here, you may be delegates of your governments, business people, organizers, reporters or politicians – but really you are mothers and fathers, brothers and sister, aunts and uncles – and all of you are somebody’s child. I’m only a child yet I know we are all part of a family, five billion strong, in fact, 30 million species strong and we all share the same air, water and soil — borders and governments will never change that. I’m only a child yet I know we are all in this together and should act as one single world towards one single goal. In my anger, I am not blind, and in my fear, I am not afraid to tell the world how I feel. In my country, we make so much waste, we buy and throw away, buy and throw away, and yet northern countries will not share with the needy. Even when we have more than enough, we are afraid to lose some of our wealth, afraid to share. In Canada, we live the privileged life, with plenty of food, water and shelter — we have watches, bicycles, computers and television sets. Two days ago here in Brazil, we were shocked when we spent some time with some children living on the streets. And this is what one child told us: “I wish I was rich and if I were, I would give all the street children food, clothes, medicine, shelter and love and affection.”If a child on the street who has nothing, is willing to share, why are we who have everything still so greedy? I can’t stop thinking that these children are my age, that it makes a tremendous difference where you are born, that I could be one of those children living in the Favellas of Rio; I could be a child starving in Somalia; a victim of war in the Middle East or a beggar in India. I’m only a child yet I know if all the money spent on war was spent on ending poverty and finding environmental answers, what a wonderful place this earth would be! At school, even in kindergarten, you teach us to behave in the world. You teach us: not to fight with others, to work things out, to respect others, to clean up our mess, not to hurt other creatures to share – not be greedy. Then why do you go out and do the things you tell us not to do? Do not forget why you’re attending these conferences, who you’re doing this for — we are your own children. You are deciding what kind of world we will grow up in. Parents should be able to comfort their children by saying “everything’s going to be alright” , “we’re doing the best we can” and “it’s not the end of the world”. But I don’t think you can say that to us anymore. Are we even on your list of priorities? My father always says “You are what you do, not what you say.”Well, what you do makes me cry at night. You grown ups say you love us. I challenge you, please make your actions reflect your words. Thank you for listening.

Nel corso del 2011, la stessa ragazzina, oggi donna laureata, moglie e madre, ha dichiarato che:

Dalla conferenza di Rio del 1992, diciannove anni fa, sono stata nelle piazze, in TV, sono scrittrice e mi sono laureata, ma l’azione più potente resta ancora il mio discorso da dodicenne.

Ma per approfondire il concetto di sostenibilità sociale, occorre parlare del particolare rapporto tra la sostenibilità sociale e ambientale e dare un rapido sguardo ad alcune aziende che si stanno occupando in maniera innovativa dell’argomento.

Per quanto riguarda le aziende che attualmente hanno tra i loro obiettivi la sostenibilità sociale e ambientale troviamo OBIETTIVO MENO, che si occupa di costruire dei servizi per aziende attraverso strumenti tecnici ed economici per operare una misurazione, un miglioramento e una diffusione di idee innovative e sostenibili per ottenere la garanzia di una maggiore qualità della vita per tutti.

In occasione del concorso Metro Ho.re.ca star, la METRO CASH & CARRY SPA ITALIA ha creato, in collaborazione con l’Università Bocconi, il Metronomo; in questo concorso sono state premiate con ricchi premi le storie aziendali orientate verso la sostenibilità ambientale e sociale. Questo concorso ha permesso la diffusione di un buon numero di storie vere, che sarebbe un vero peccato abbandonare. Il Metronomo ha così elaborato un decalogo da seguire per incidere positivamente sull’ambiente e sulla società.

La tradizione culturale italiana è famosa in tutto il mondo per la nostra capacità di realizzare, se vogliamo, opere artistiche di valore. Perciò sarebbe interessante, anche in termini di occupabilità, investire nella rielaborazione creativa di queste storie e nella loro conseguente diffusione mediatica e sociale.

Un elemento da cui partire per realizzare concretamente la sostenibilità sociale è un dialogo concreto fra le differenti parti sociali: istituzioni, imprese e cittadini devono trovare la dimensione spazio temporale ideale per raggiungere insieme l’obiettivo comune a ognuno di loro: la VERA FELICITA’ dell’Umanità.

Dalla crisi economica in cui ci troviamo si può uscire solo se si guarda con obiettività a ciò che possediamo, ai desideri di ciascuno e alla direzione dei nostri sguardi. Suzuki ci ricorda ancora che:

Siamo potenti nella misura in cui ci crediamo.

E’ necessario non solo che le generazioni di adulti prestino attenzione ai giovani, ai loro desideri e alle loro opinioni, ma che i giovani chiedano il permesso di parlare e trovino il coraggio di esprimere ciò che vogliono per sé e per le generazioni future:

Credo che abbia a che fare con ciò che il mondo, oggi come allora, necessita maggiormente: la voce dei giovani, la loro verità. I giovani, che hanno tutto da perdere, hanno un messaggio potente da consegnare a chi vive come se il futuro non li riguardasse; occorre che prendano la parola e sfidino i leader del mondo ad affrontare l’ingiustizia intergenerazionale.

Durante Sanremo 1987 un discreto numero delle  canzoni proposte dagli artisti ammessi alla competizione canora portò sul palco dell’Ariston delle tematiche affini al tema della sostenibilità sociale e della necessità della partecipazione collettiva alla vita politica del mondo. Non è un caso, a parer mio, che quell’anno vinse la canzone Si può dare di più, di Morandi, Ruggieri e Tozzi. Ma ci fu un’altra canzone significativa per questo tema, e vorrei chiosare questa lunga riflessione sulla sostenibilità sociale regalando a Voi lettori e a me l’ascolto ad occhi chiusi della canzone di Cutugno Figli.

Figli del Duemila bianchi e neri

Tutti in fila per un secolo migliore

Figli della pace dai cantate a piena voce

Una canzone con il cuore

(…)

L’aiuterai nel suo confuso cammino

Ma non potrai cambiare il suo destino.

Sulle note del Suonatore Jones, di Masters e De André

Con sommo piacere ho scoperto da poco tempo una poesia di Masters, messa in musica dal cantore degli ultimi della società Fabrizio De André, che voglio condividere con voi. Dopo aver letto questa poesia, mi piacerebbe che visitaste la pagina del blog di un’Associazione culturale giovane che sta mettendo in campo tante energie per provare a ritagliare e ritagliarsi uno spazio per i giovani che vorrebbero dedicare la loro vita all’arte. Senza brogli, sotterfugi: scrivere non è solo un atto liberatorio, usato anche dalla psicologia per far star meglio le persone: l’arte può, e deve diventare, un momento di socialità per imparare a conoscere il proprio vicino di casa non solo quando ti manca lo zucchero nella dispensa.

La terra emana una vibrazione
là nel tuo cuore, e quello sei tu.
E se la gente scopre che sai suonare,
ebbene, suonare ti tocca per tutta la vita.
Che cosa vedi, un raccolto di trifoglio?
O un prato da attraversare per arrivare al fiume?
Il vento è nel granturco; tuti freghi le mani
per i buoi ora pronti per il mercato;
oppure senti il fruscio delle gonne.
Come le ragazze quando ballano nel Boschetto.
Per Cooney Potter una colonna di polvere
o un vortice di foglie significavano disastrosa siccità;
Per me somigliavano a Sammy Testarossa
che danzava al motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare i miei quaranta acri
per non parlare di acquistarne altri,
con una ridda di corni, fagotti e ottavini
agitata nella mia testa da corvi e pettirossi
e il cigolìo di un mulino a vento – solo questo?
E io non iniziai mai ad arare in vita mia
senza che qualcuno si fermasse per strada
e mi portasse via per un ballo o un picnic.
Finii con quaranta acri;
finii con una viola rotta –
e una risata spezzata, e mille ricordi,
e nemmeno un rimpianto.

http://www.siparidicarta.com/deadline-coming/

IL SOLE NON E’ CHE UNA STELLA MATTUTINA. EVS: ANALISI DIACRONICA TRA ROMA 2011 E MILANO 2014.

 

La ricerca è stata condotta durante l’anno Europeo sul Volontariato, il 2011. Il termine volontariato è stato inteso come uno degli elementi in grado di sviluppare la democrazia e un’opportunità di apprendimento non formale. Attraverso un periodo di volontariato è possibile trasmettere nuove abilità e competenze ai giovani, migliorando in tal modo le loro possibilità di ottenere un lavoro. In particolare per l’Unione Europea il volontariato è orientato verso la formazione della COSCIENZA EUROPEA. Con il programma Europa 2020, in Europa si vuole ottenere una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile.

La ricerca condotta dall’Agenzia Nazionale Giovani ha fatto emergere alcune differenze degli attori che nell’ultimo periodo hanno partecipato al programma SVE. I volontari hanno un’età maggiore rispetto ai loro colleghi europei, sono di sesso femminile e in genere possiedono un grado di istruzione maggiore. Un aspetto interno alla nazione è invece la provenienza, che è maggiore dalle regioni del nord. La ricerca dell’Ang è stata effettuata prendendo come arco temporale il 2008/2010.

Il Servizio Volontario Europeo è un’ eccellente opportunità data ai giovani d’oggi per unire la propensione al viaggio con la necessità di indipendenza. Inoltre, i ragazzi possono avere lo spazio e gli strumenti per sperimentare sul campo le conoscenze che hanno appreso fino a quel momento, senza correre il rischio di iniziare un percorso di formazione lungo e oneroso per le famiglie, che spesso porta a risultati solo parzialmente eccellenti. La ricerca è servita in quanto ha portato a sviluppare un’analisi degli ASPETTI VALORIALI di cui è portatrice e che contribuisce all’arricchimento della società. Per esempio, dato un progetto, è possibile realizzare mediante i volontari, delle ricerche sul campo e ottenere delle proposte alternative da attuare successivamente al progetto con altri volontari e con gli abitanti locali, senza trascurare le relazioni transfrontaliere che possono nascere in seguito a un ciclo di progetti condivisi.

La riflessione sul volontariato in Italia parte da lontano e ha bisogno di una ridefinizione sicura nell’opinione pubblica odierna, fermo restando alcuni principi cardine della sua stessa essenza: gratuità, spontaneità, beneficio arrecato a terzi.

L’esperienza EVS può essere paragonata a un laboratorio avanzato e complesso di innovazione sociale che fornisce al mondo giovanile uno strumento di crescita individuale e collettiva.[1]

Il seminario sullo Sve svolto a Roma nel 2011 ha visto gli ex volontari proporre le seguenti azioni per migliorare i progetti finanziati e il periodo successivo all’esperienza:

  • Creazione di un ponte con le istituzioni che si occupano di apprendimento formale
  • Riconoscimento e spendibilità dello Youthpass
  • Counselling individuale e scouting aziendale
  • Valorizzazione di una formazione specifica
  • Istituzione e organizzazione di career day per favorire l’incontro tra il mondo del lavoro e i volontari Evs.
  • Campagna di divulgazione verso le camere di commercio e le imprese
  • Realizzazione di progetti innovativi
  • Incitamento al racconto delle esperienze

A Milano tre anni dopo, la riflessione con nuovi volontari Evs ha portato alla luce sempre le stesse proposte, rimarcando che le promesse elettorali, che sembrano innovative alle orecchie della gente comune, sono in realtà innovazioni già attuate dal 1999 ma su cui le luci della ribalta ancora poco si sono accese.

Nella maggioranza dei progetti Evs finora realizzati si avverte la parziale o in alcuni totale presenza di un’analisi territoriale concreta e oggettiva, che tenga conto delle reali necessità degli abitanti. Vi è inoltre una scarsa concentrazione di interesse verso i progetti finanziati dall’Unione Europea da parte delle aziende. Lo scarso interesse aziendale produce una scarsità di informazioni riguardo le esperienze promosse dall’Unione Europea e dalle istituzioni che si occupano di giovani che degenera in pregiudizi errati.

Per realizzare realmente una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile auspichiamo per il 2015 che le organizzazioni che operano nel terzo settore riescano a creare collegamenti concreti con le aziende del settore turistico e alberghiero e si fornisca ai ragazzi che tornano da un’esperienza europea la possibilità di continuare a migliorare il loro saper fare e contribuire in questo modo alla realizzazione di un’Europa come di una terra dove gli abitanti hanno le possibilità di realizzare il loro massimo potenziale.

Imparai questo, almeno, dal mio esperimento: che se uno avanza fiducioso nella direzione dei propri sogni, e cerca di vivere la vita che s’è immaginato, incontrerà un inatteso successo nelle ore comuni. (…) Se avete costruito castelli in aria, il vostro lavoro non deve andare perduto; è quello il luogo dove devono essere. Ora il vostro compito è quello di costruire a quei castelli le fondamenta. (…)[2]

[1] P.13

[2] Henry David Thoreau, Walden, a cura di Piero Sanavio, pag. 399.

L’INNOVAZIONE CHE FUNZIONA

Nel mondo contemporaneo è sempre più richiesto in modo trasversale e in diversi scenari sociali, un modo di essere intraprendente, con una spiccato spirito di iniziativa. Prima di tutto, che cosa si intende con quest’ultima espressione?  l’Europa, che rilascia per alcune attività una certificazione[1] di un insieme di competenze  fra cui rientra anche lo sviluppo e il miglioramento dello spirito di iniziativa e dell’imprenditorialità, sono

le competenze che riguardano la nostra capacità di tradurre le idee in azioni e comprendono la creatività, l’innovazione, l’assunzione di rischi e la capacità di programmare e di gestire progetti per realizzare gli obiettivi. [2]

Un aspetto importante su cui può essere utile effettuare un approfondimento è quello dell’innovazione. Nella letteratura moderna, Tony Davila, Marc J. Epstein e Robert Shelton[3] offrono un prezioso strumento per gli imprenditori che vorrebbero un miglioramento quantitativo e qualitativo degli obiettivi della loro azienda attraverso nuove strategie.  Nel campo economico, l’innovazione è

la fase conclusiva e fondamentale del processo di crescita economica e tecnologica dell’impresa avviato da invenzioni o scoperte. Le modalità con le quali si presenta l’i. sono varie: nuovo prodotto, nuovo processo produttivo, nuove forme di organizzazione industriale e finanziaria, nuovo mercato di sbocco, nuove materie prime o semilavorati. In quanto variabile economica esogena, l’i. non è subordinata all’andamento dell’economia ma, seguendo il proprio sviluppo, può diventare fattore trainante in grado di garantire un extraprofitto all’imprenditore-innovatore. Per l’economista J.A. Schumpeter, che ha dedicato particolare attenzione alla definizione della nozione di i., costituisce il principale fattore dello sviluppo economico. In finanza, i. finanziaria è la creazione di nuovi strumenti finanziari o la modificazione di prodotti già esistenti in grado di garantire una pronta risposta del mercato dei titoli alle nuove esigenze delle parti.[4]

Secondo L’innovazione che funziona, il concetto di innovazione è un processo gestionale che richiede determinati strumenti, regole e disciplina. Sono pertanto essenziali una serie di sistemi di misurazione oggettivi che permettano la valutazione delle stesse prima, durante e dopo la loro attuazione; è necessario, inoltre, tener conto della dimensione quantitativa quanto della dimensione qualitativa. Un altro elemento essenziale da definire prima di mettere in atto delle innovazioni è la contrattazione degli incentivi al fine di dare risultati prolungati ed elevati. Con l’attuazione di innovazioni è possibile una ridefinizione di un settore attraverso la combinazione dell’innovazione del modello di business e di quella tecnologica. E’ molto importante, però, il punto di partenza, il quale deve essere chiaro e fondato su un’analisi precisa e corretta della situazione spazio temporale e emozionale di tutti gli attori coinvolti. Le regole primarie definite e spiegate attraverso esempi concreti dagli autori del manuale sono le seguenti:

  • Esercitare una forte leadership sulle strategie d’innovazione e sulle decisioni di portafoglio
  • Integrare l’innovazione nella mentalità aziendale
  • Allineare la QUANTITA’ e il TIPO di innovazione all’attività dell’azienda
  • Gestire la tensione naturale esistente tra la creatività e la produzione di cose
  • Neutralizzare gli anticorpi organizzativi (Instaurazione di NUOVE BEST PRACTICES che permettano uno svolgimento maggiormente fluido rispetto alle procedure tradizionali).
  • Capire che la base dell’innovazione è una rete che comprende persone e conoscenze sia interne sia esterne all’organizzazione
  • Creare gusti e parametri di valutazione e gratifiche per chi contribuisce a diverso titolo all’innovazione.
CAPITOLO

Regole dell’innovazione

2. Modello di innovazione 3. Strategia 4.

Organizzazione

5.

Processi

6.

Parametri di valutazione

7.

Gratifiche

8.

Apprendimento

9.

Persona e cultura

Esercitare una leadership forte sulla strategia e il portafoglio
Integrazione nella mentalità aziendale
Essere coerenti con la strategia
Gestire la creatività e la “ricerca del valore”
Neutralizzare gli anticorpi organizzativi
Stabilire le reti
Utilizzare i parametri di valutazione e gli incentivi

 

Le sette regole dell’innovazione sono principi guida per l’esecuzione dell’innovazione in ogni azienda, unità di business, organizzazione senza scopo di lucro o ente statale. Potete raggiungere gli obiettivi delle regole dell’innovazione utilizzando gli strumenti gestionali standard,: la strategia, la struttura, la leadership, i sistemi di gestione e le persone. Poiché le organizzazioni sono complesse, nessuno strumento da solo è sufficiente a raggiungere uno degli obiettivi. Ognuna delle regole dell’innovazione richiede svariati strumenti, come mostrato nella figura sopra. Il nero indica che è stato affrontato a fondo nel capitolo, il grigio indica che è stato affrontato parzialmente e il bianco che è stato solo accennato.

Per esempio il primo obiettivo; esercitare una leadership forte, prevede che i CEO e i vertici dell’azienda si concentrino in primo luogo nel delineare il modello di innovazione, scegliendo la strategia di innovazione e promuovendo la cultura corretta. La leadership ha una responsabilità particolare nel gestire questi tre strumenti.

La leadership deve definire il ruolo dell’innovazione nel modello di business e dell’innovazione tecnologica per l’azienda (per esempio stabilire il modello di innovazione). Ambedue sono importanti affinché l’innovazione abbia successo, ma spesso un’azienda non dispone di tutte le capacità necessarie per fornire combinazioni efficaci. Senza una definizione chiara e condivisa del modello di innovazione e la comprensione dell’importanza dell’innovazione sia del modello di business sia della tecnologia, un’azienda non sarà in grado di creare innovazioni che modifichino il settore o di evitare di essere presa alla sprovvista da innovazioni che non può contrastare con efficacia. Per esempio, una fiducia eccessiva nell’innovazione tecnologica ha causato l’incapacità di HP di eguagliare il cambiamento del modello di business de Dell nella vendita di computer e server tramite Internet.

Inoltre, una leadership efficace richiede decisioni chiare sulla strategia di innovazione, tramite la scelta di una strategia Giocare-Per-Vincere (GPV) o Giocare-Per-Non-Perdere (GPNP). Un’azienda può attuare una strategia o l’altra, ma non può usarle efficacemente entrambe. Senza una decisione chiara sui ruoli del cambiamento tecnologico e del cambiamento del modello di business in quella strategia, l’esecuzione diventa confusa e le risorse non vengono assegnate nel modo giusto. Per esempio, il reparto di Ricerca e sviluppo potrebbe decidere di produrre tecnologie altamente innovative per i nuovi prodotti conformemente a una strategia GPV, mentre i manager dell’unità di business hanno stabilito di dover fornire un forte sostegno ai prodotti esistenti. I responsabili del prodotto si stanno concentrando sulla capacità di mantenere il passo in modo competitivo, conformandosi a una strategia GPNP. Questo conflitto provoca inefficienze costose, e sgradevoli conflitti interni. Scegliere la strategia e assicurare la coerenza nell’organizzazione è compito della leadership.

       Gestire il modello di innovazione e scegliere la strategia sono le chiavi per il successo a breve e medio termine; tuttavia, perseverare gli elementi utili della cultura aziendale esistente e modificare gli elementi deleteri è la chiave per il successo a lungo termine. La leadership deve essere coinvolta negli aspetti culturali dell’innovazione. Un’azienda che non controlla la sua cultura dell’innovazione ed effettua dei miglioramenti solo su parti selezionate vedrà il suo vantaggio competitivo ridursi lungo il percorso. Questo è accaduto a Polaroid quando si è trovata bloccata in una cultura dell’innovazione con procedure e schemi mentali superati. E Polaroid non è la sola in questa situazione: mantenere la cultura corretta è una sfida per ogni azienda di successo. Spesso il successo genera culture restie al cambiamento. La leadership dovrebbe essere ritenuta responsabile della cultura innovativa dell’azienda e i leader dovrebbero essere valutati in base all’efficacia con cui contribuiscono alle capacità di innovazione continua a lungo termine e cresciuta a breve termine.

       Definire il modello di innovazione, scegliere la strategia e guidare l’evoluzione della cultura dovrebbe essere la maggior responsabilità del gruppo dirigente. Nessun altro può assumersi questa responsabilità con altrettanta efficacia.

       Il secondo obiettivo della leadership dovrebbe riguardare i parametri di valutazione, le gratifiche e l’apprendimento nell’organizzazione. La leadership dovrebbe sovrintendere lo sviluppo e l’implementazione dei sistemi di misurazione e incentivazione per assicurare che sostengano la strategia e la cultura aziendali. La misurazione precede la gestione (“ciò che si può misurare si può gestire”) e le gratifiche rafforzano i comportamenti soddisfacenti. La leadership dovrebbe essere ritenuta responsabile anche della supervisione dell’apprendimento e del cambiamento nell’organizzazione, perché un’azienda deve essere in grado di andare incontro al mutare delle condizioni e a sfide sempre nuove.

       Infine, raggiungere l’obiettivo della leadership richiede un minore livello di coinvolgimento (supervisione e guida) nell’organizzazione dell’innovazione e nei processi. In caso contrario questi elementi potrebbero ostacolare notevolmente lo sforzo di innovazione. I CEO e l’alta dirigenza non devono essere coinvolti profondamente nella progettazione e nella realizzazione di questi elementi dell’innovazione. Questo è in primo luogo compito di altri, che utilizzano la guida e le indicazioni della strategia e del portafoglio scelti. [5]

L’innovazione in un’attività imprenditoriale deve essere combinata in modo equilibrato con le strategie di business. Molte aziende di successo utilizzano per definire e portare avanti nuove iniziative lo strumento V2MOM, elaborato da Marc Benioff, e basato su cinque elementi:

  • Che cosa si desidera?
  • Perché è importante?
  • Come ottenerlo?
  • Che cosa impedisce di ottenerlo?
  • Come sapere quando è stato ottenuto?

Prima di partire con una nuova iniziativa, è fondamentale un lavoro di diagnosi, in cui viene sezionata la situazione del mercato e della posizione in cui si trova l’azienda con analisi particolareggiate minuziose. Esistono metodi molto efficienti per eseguire un eccellente piano d’impresa, come per esempio il metodo GOPP[6], inserito in un PCM[7].

Tutte le proposte innovative devono avere chiaro il punto da cui partono, i metodi che vogliono perseguire e l’obiettivo a cui vogliono giungere. Vi sono due tipologie di innovazioni: quella di messa a punto e quelle di riorientamento/rivitalizzazione. Ogni organizzazione e ogni azienda ha il compito di strutturare in maniera armonica le sette regole dell’innovazione presentate in questo manuale, in quanto l’obiettivo di tutte le iniziative innovative è sempre quello di creare valore e crescita economica, professionale e umana. [8]

Come esplicato all’inizio di questo articolo, l’innovazione e la creatività sono spesso due elementi peculiari della storia di successi professionali e personali. Come si è visto per l’innovazione, si specifica qui di seguito che la creatività è

 Il processo intellettuale divergente rispetto al normale processo logico astratto. Secondo J.P. Guilford, iniziatore degli studi sull’intelligenza creativa, la c. sarebbe caratterizzata da 9 fattori principali: particolare sensibilità ai problemi, capacità di produrre idee, flessibilità di principi, originalità nell’ideare, capacità di sintesi, capacità di analisi, capacità di definire e strutturare in modo nuovo le proprie esperienze e conoscenze, ampiezza del settore ideativo, capacità di valutazione. Il problema della c. ha suscitato largo interesse nella pedagogia contemporanea, che ritiene le capacità creative caratteristica non esclusiva delle persone di talento. Nasce così l’esigenza di apprestare le condizioni ambientali che possano stimolarne l’esplicazione, per quanto taluni pedagogisti segnalino i rischi che comporta un’educazione centrata sulla c., limitando questa l’apprendimento sistematico delle conoscenze.[9]

L’immobilismo e la chiusura tra classi sociali e individui con una stessa provenienza generazionale e culturale, è la prima barriera che si trova di fronte chi vorrebbe cambiare uno o più aspetti negativi della situazione attuale. Come sostenne Henry Laborit:

Non tutte le prigioni hanno le sbarre: molte sono meno evidenti ed è difficile evadere perché non sappiamo di esserne prigionieri. Sono le prigioni dei nostri automatismi culturali che castrano l’immaginazione, fonte di creatività.[10]

 

Permettere alle persone competenti di condurre una ricerca su un territorio e in seguito elaborare delle alternative alle modalità fino ad allora messe in atto può essere una modalità per cambiare realmente e concretamente una situazione non più sostenibile ma che si mantiene per mancanza di proposte reali nuove.

Un’idea che non trova posto a sedere è capace di fare la rivoluzione.[11]

 

 

 

 

 

[1] YOUTHPASS, ovvero una conferma della partecipazione da parte degli organizzatori di una specifica attività; una descrizione dell’attività; una descrizione individualizzata delle attività intraprese e dei risultati dell’apprendimento; un certificato per la persona che partecipa alle attività del programma Europeo Gioventù in Azione; uno strumento che mette in pratica le Competenze Chiave per l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Inoltre, è basato sui principi dell’educazione e dell’apprendimento non formale, supportato dal Programma Gioventù in Azione della Commissione Europea. Rita Bergstein and Mark Taylor in Guida a Youthpass, pag. 5.

[2] Guida a Youthpass – Trarre il massimo dal vostro apprendimento – , SALTO-YOUTH Training and Cooperation Resource Centre, 2011, p. 23.

[3] L’innovazione che funziona, Davila – Epstein – Shelton, Sperling & Kupfler Editori, 2006.

[4] http://www.treccani.it/enciclopedia/innovazione/

[5] L’innovazione che funziona, pag. 6/9.

[6] Goal Oriented Project Planning, Federico Bussi, master Eurogiovani.

[7] Project Cycle Management,Federico Bussi, master Eurogiovani.

[8] L’innovazione che funziona, pag. 283.

[9] http://www.treccani.it/enciclopedia/creativita/

[10] http://nuovoeutile.it/222-frammenti-sulla-creativita-a-cura-di-annamaria-testa/

[11] Leo Longanesi, http://nuovoeutile.it/222-frammenti-sulla-creativita-a-cura-di-annamaria-testa/

PENSARE COME STEVE JOBS DI CARMINE GALLO (TRADUZIONE DI PAOLO LUCCA)

L’autore di Essere Steve Jobs replica il suo impegno editoriale con un manuale in cui spiega nel dettaglio i 7 principi che governano l’attività imprenditoriale di un assoluto genio del mercato informatico, mediatico e culturale mondiale. Questi principi possono venire adottati non solo nel campo professionale ma anche per condurre una vita pienamente soddisfacente. Perché, come disse Chaplin in un noto film,

“Mi dispiace ma io non voglio fare l’Imperatore, non è il mio mestiere,non voglio governare e conquistare nessuno,vorrei aiutare tutti,ebrei,ariani,uomini neri e bianchi,tutti noi dovremo aiutarci sempre,dovremo soltanto godere della felicità del prossimo,non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti,la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi, la vita può essere felice e magnifica,ma noi lo abbiamo dimenticato(…) L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti,la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’ uomo,reclama la fratellanza universale,l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo,milioni di uomini,donne e bambini disperati,vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente (…).

Ricordate, nel Vangelo di S. Luca è scritto – ‘Il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo’ – non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare la macchina, la forza di creare la felicità, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura.

Ecco qui i principi di cui, in questa prima giornata del 2015, condivido con tutti coloro che hanno avuto la curiosità e il tempo di visitare questo spazio di promozione personale di una ragazza errante che vorrebbe realizzare le idee che ha in mente, dopo che ha effettuato un pò di esperienze da cui ha imparato moltissime cose!

PRINCIPIO 1: FATE CIO’ CHE AMATE

STEVE JOBS: “Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e il vostro intuito, che in qualche modo sanno già quello che davvero volete diventare”.

PRINCIPIO 2; LASCIATE UN SEGNO NELL’UNIVERSO

Steve Jobs: “Scommettiamo sulla nostra visione. Questo è quello che dovremmo fare, invece di realizzare prodotti che sono l’imitazione di qualcos’altro. Noi lavoriamo sempre a un nuovo sogno”.

PRINCIPIO 3: METTETE IN MOTO IL CERVELLO

Steve Jobs: “Creatività significa saper collegare le cose”.

PRINCIPIO 4: VENDETE SOGNI, NON PRODOTTI

Steve Jobs:”Anche noi penseremo in modo diverso e saremo utili alle persone che hanno acquistato i nostri prodotti fin dall’inizio. Perché molte volte la gente pensa di essere pazza, ma in questa follia noi cogliamo il genio.”

PRINCIPIO 5: DITE MILLE “NO”

Steve Jobs:”Sono orgoglioso di quello che non facciamo quanto di quello che facciamo.”

PRINCIPIO 6: CREATE ESPERIENZE FOLLEMENTE ECCEZIONALI

Steve Jobs: “le persone non vogliono più limitarsi ad acquistare un personal computer. Vogliono sapere che cosa possono farci e noi siamo qui per mostrarglielo.”

PRINCIPIO 7: PADRONEGGIATE IL MESSAGGIO

Steve Jobs: “Hai fatto un’ottima torta, peccato che l’abbia ricoperta con una glassa schifosa.”

ED INFINE: NON LASCIATEVI SCORAGGIARE DAGLI INCAPACI. E SE LO DICE STEVE JOBS,…

Il generale George S. Patton sostenne infatti le seguenti parole: “La fiducia in se stessi è il metodo più sicuro per ottenere quello che si vuole. Se dentro di voi siete convinti di poter diventare qualcuno, prima o poi ce la farete. Non lasciate che la vostra mente la pensi diversamente: potrebbe esservi fatale.”

La multidisciplinarità, il coraggio e la costanza sono le caratteristiche essenziali che tutti coloro che vogliono realizzare qualcosa nella loro vita, nella sfera professionale ma anche in quella privata, devono coltivare dentro loro stessi. Le avversità e la frustrazione derivanti da incomprensioni con chi ci circonda non devono bloccare il cammino di chi, una volta individuata la sua meta, cerca ostinatamente di giungervi. E ricordiamoci che alcune persone liquidarono uno sconosciuto ragazzo con le seguenti parole: “Il tuo problema è che continui a credere che il modo per crescere sia servire caviale in un mondo che sembra accontentarsi tranquillamente di cracker e formaggio.” Lo sconosciuto si chiamava Jobs. Steve Jobs, inoltre, fu il fondatore della casa di produzione cinematografica Pixar. Grazie ai personaggi totalmente innovativi di questi cartoon, il mondo industriale ha davanti agli occhi il successo commerciale derivante da uno scambio, certo continuo e laborioso, tra due soggetti con caratteristiche diverse.

L’innovazione presentata da Carmine Gallo e riscontrabile nella dimensione diegetica quanto extra diegetica dell’esempio della Pixar è riassumibile prendendo in prestito l’osservazione regalataci dal critico Ego del cartoon Ratatouille:

Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio, prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero:  ad esempio nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è sempre avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni, al nuovo servono sostenitori. “

 

PAROLE PER L’EUROPA!

Io, americano delle terre povere,

degli altopiani metallici,

dove la violenza dell’uomo contro l’uomo

s’aggiunge a quella della terra sull’uomo.

Io, americano errante,

orfano dei fiumi e dei

vulcani che mi generarono,

a voi, europei semplici

delle strade tortuose,

umili proprietari della pace e dell’olio,

saggi tranquilli come il fumo,

io vi dico: sono giunto qui

per apprendere da voi,

dagli uni e dagli altri, da tutti,

perché a che mi servirebbe

la terra, perché sarebbero stati creati

il mare e i sentieri,

se non per andare a curiosare e apprendere

da tutti un pò.

Non chiudetemi la porta

(come le porte nere, schizzate di sangue

della mia madre Spagna).

Non mostratemi la falce nemica

né lo squadrone blindato,

né le antiche forche per il moderno ateniese,

nelle ampie vie sciupate

dallo splendore delle uve.

Non voglio vedere un soldatino morto

con gli occhi mangiati.

Mostratemi da una patria all’altra

IL FILO INFINITO DELLA VITA

CHE CUCE L’ABITO DELLA PRIMAVERA.

Mostratemi una macchina pura,

blu d’acciaio sotto una mano di grasso

pronta per avanzare nei campi di grano.

Mostratemi il volto pieno di radici

di Leonardo, perché quel volto

è la vostra geografia,

e in cima ai monti,

tante volte descritti e ritratti,

le vostre bandiere unite

che sostengono

il vento elettrizzato.

Portate acqua dal Volga fecondo,

l’acqua dell’Arno dorato.

Portate sementi bianche

della risurrezione della Polonia,

e dalle vostre vigne portate

il dolce fuoco rosso

al Nord della neve!

Io, americano, figlio

delle più vaste desolazioni dell’uomo,

venni per imparare da voi la vita

e non la morte, non la morte!

Io non attraversai l’oceano,

né le mortali cordigliere,

né il feroce contagio

delle prigioni paraguaiane,

per venire a vedere

oltre ai mirti che solo conoscevo

nei libri amati,

le vostre orbite senza occhi e il vostro sangue secco

lungo le strade.

Io incontro al miele antico e al nuovo

splendore della vita sono venuto.

Io alla vostra pace e alle vostre porte aperte,

alle vostre lampade accese,

alle vostre nozze sono venuto.

Alle vostre biblioteche solenni

da tanto lontano sono venuto.

Alle vostre fabbriche abbaglianti

vengo a lavorare per un pò

e a mangiare tra gli operai.

Nelle vostre case entro ed esco.

A Venezia, nella bella Ungheria,

a Copenaghen mi vedrete,

a Leningrado, conversando

con il giovane Puskin, a Praga

con Fucik, con tutti i morti

e con tutti i vivi, con tutti

i metalli verdi del Nord

e i garofani di Salerno.

Io sono il testimone che arriva a visitare la vostra dimora.

OFFRITEMI LA PACE E IL VINO.

Domani di buon’ora me ne vado.

MI STA ASPETTANDO OVUNQUE

LA PRIMAVERA.

Neruda