VADEMECUM PER LA SOSTENIBILITA’ SOCIALE

Perché la guerra la carestia non sono scene viste in tv e non puoi dire lascia che sia perché ne avresti un po’ colpa anche tu.  Sanremo 1987, Morandi, Tozzi, Ruggieri.

Quando lessi per la prima volta l’espressione sostenibilità sociale, qualche istante prima di essermi informata sulla definizione esatta, mi sono immaginata un insieme di persone con specificità caratteriali e percorsi professionali differenti e complementari che, grazie all’ascolto reciproco, cerca di aiutarsi vicendevolmente per realizzare la felicità propria e altrui. Grazie all’osservazione finalizzata al conseguimento di due titoli di studio ho avuto l’opportunità di conoscere alcune strategie narrative utilizzata da due aziende che operano nel campo dei mass media. In particolare ha colpito molto la mia attenzione la decisione, presa dalla narrazione televisiva italiana, di raccontare alcuni temi sociali che possono di gran lunga rappresentare alcuni nuclei tematici da affrontare se si ha come obiettivo quello di realizzare una sostenibilità sociale reale.  In ciascuna epoca vi sono dei racconti televisivi che argomentano in vario modo alcuni motivi possibili di scontro tra i componenti della società civile, indicando in conclusione delle modalità creative per attuare una riconciliazione.

Per esempio, alla fine degli Anni Sessanta, è stata mandata in onda uno sceneggiato, La Famiglia Benvenuti, in cui il figlio minore dell’unità collettiva protagonista ha degli scontri con i suoi coetanei per una partita a pallone; la diatriba dei ragazzini è appianata grazie all’intervento dei padri dei due litiganti che, dopo un iniziale scontro, comprendono di essere loro quelli che devono dare il buon esempio e risolvono lo scontro con il dialogo e la riappacificazione. Durante l’estate il padre raggiunge nel fine settimana il resto della famiglia, ovvero la moglie, i due figli maschi e la governante. I telespettatori assistono a una scena in cui il capo cuoco raccomanda ai camerieri di rispondere alle domande dei clienti garantendo la freschezza dei pesci cucinati, mostrando però con l’immagine un pesce chiaramente surgelato.

Il capo famiglia viene ritratto anche in alcuni momenti lavorativi e di particolare interesse per la sostenibilità sociale e ambientale è la scena in cui, assieme al capo e ad alcuni colleghi, si reca nel sito dove il cliente dell’azienda dove lavora il capo famiglia confessa di voler guadagnare tanti soldi mediante la costruzione di condomini in tutta l’area che era ancora abitata dal verde incontaminato della natura. La madre, i due figli e la governante sono ritratti nel momento in cui stanno tornando dalle vacanze estive in treno. Un breve piano sequenza immortala il primogenito intento a leggere un quotidiano su cui in prima pagina è possibile vedere la foto di due bambini e leggere il titolo dell’articolo: L’ADOZIONE VA A PASSO DI LUMACA. Nella diegesi successiva dello sceneggiato, il ragazzo avrà un violento scontro verbale con il nonno esattamente riguardo questo argomento di rilevanza sociale anche nella realtà della storia italiana.

Molti anni più tardi, troviamo nella narrative televisiva Un medico in famiglia in cui un tema legato alla sostenibilità sociale è la relazione tra gli italiani e le comunità  Rom residenti in Italia. In questo caso, la primogenita della famiglia protagonista entra in contatto tramite la scuola con una ragazza Rom e diventano amiche. Quando il padre di quest’ultima decide di farle abbandonare la scuola perché deve prendersi cura della madre, intervengono il padre e il nonno della ragazzina italiana. In particolare il padre medico spiega che le due ragazzine sono ormai amiche e si vogliono bene e che, oltre ad esistere l’obbligo di andare a scuola fino ai sedici anni.

La cognata del medico, che diventerà poi moglie, dimostra in diverse puntate cosa significa esercitare la professione del giornalista: per citare solo un esempio, denuncia pubblicamente un uomo non appena scopre che egli esercita abusivamente la professione del medico, ingannando le persone che lo ascoltano sulla superficialità delle cure mediche tradizionali in nome di tisane normali per la cura di patologie molto serie. Nella diegesi narrativa della terza stagione, invece, la famiglia si trova in un episodio di fronte a una scelta da compiere: dare alle autorità competenti il reperto archeologico ritrovato casualmente nel giardino di casa oppure venderlo a un collezionista orientale. Nella serie successiva, il nuovo medico protagonista dimostrerà che lo smantellamento dell’asl di zona per costruire un ennesimo punto vendita non soddisfa la popolazione, che invece appoggia con entusiasmo la sua idea di sostituire l’asl con una struttura ospedaliera che risponda alle esigenze quotidiane delle persone anziane, senza aver bisogno delle cure del pronto soccorso.

Si conclude questa breve rassegna della narrazione televisiva italiana con una fiction molto recente, Tutti Pazzi per amore, in cui viene portato sullo schermo il tema della scoperta dell’omosessualità maschile e femminile e delle reazioni che, istintivamente, possono portare all’inizio a auto repressioni e a reazioni violente nel momento in cui si dichiara questa caratteristica personale. Si rappresenta anche il tema dell’HIV al giorno d’oggi e della paura che può nascere quando si sa che la persona amata ha contratto questa patologia. Nella terza e ultima stagione, invece, vengono trattate, sempre con l’ironia che contraddistingue questa serie, le professioni che i giovani sono spesso costretti ad accettare al giorno d’oggi come la mascotte pubblicitaria per un ristorante cinese, e l’iniziale smarrimento quando ci si trova di fronte una ragazza che ha il desiderio di svolgere una professione tipicamente maschile, come il meccanico d’auto.

L’enciclopedia Treccani definisce la sostenibilità sociale in questo modo:

Nelle scienze ambientali ed economiche, condizione di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. Il concetto di s. è stato introdotto nel corso della prima conferenza ONU sull’ambiente nel 1972, anche se soltanto nel 1987, con la pubblicazione del cosiddetto rapporto Brundtland, venne definito con chiarezza l’obiettivo dello sviluppo sostenibile che, dopo la conferenza ONU su ambiente e sviluppo del 1992, è divenuto il nuovo paradigma dello sviluppo stesso.

Come viene esplicitato dalla definizione dell’enciclopedia, la sostenibilità sociale è legata in particolar modo alla sostenibilità ambientale  e la società globale ha cominciato a occuparsi di questa macro area tematica in modo concreto nel 1987 con il rapporto Brundtsland e nella conferenza dell’Onu del 1992. In questo anno è passata alla storia l’esortazione di una ragazzina di dodici anni all’attuazione di best practices dal punto di vista ambientale e umanitario:

Hello, I’m Severn Suzuki speaking for E.C.O. – The Environmental Children’s Organisation. We are a group of twelve and thirteen-year-olds from Canada trying to make a difference: Vanessa Suttie, Morgan Geisler, Michelle Quigg and me. We raised all the money ourselves to come six thousand miles to tell you adults you must change your ways. Coming here today, I have no hidden agenda. I am fighting for my future. Losing my future is not like losing an election or a few points on the stock market. I am here to speak for all generations to come. I am here to speak on behalf of the starving children around the world whose cries go unheard. I am here to speak for the countless animals dying across this planet because they have nowhere left to go. We cannot afford to be not heard. I am afraid to go out in the sun now because of the holes in the ozone. I am afraid to breathe the air because I don’t know what chemicals are in it. I used to go fishing in Vancouver with my dad until just a few years ago we found the fish full of cancers. And now we hear about animals and plants going extinct every day — vanishing forever. In my life, I have dreamt of seeing the great herds of wild animals, jungles and rainforests full of birds and butterflies, but now I wonder if they will even exist for my children to see. Did you have to worry about these little things when you were my age? All this is happening before our eyes and yet we act as if we have all the time we want and all the solutions. I’m only a child and I don’t have all the solutions, but I want you to realize, neither do you! You don’t know how to fix the holes in our ozone layer. You don’t know how to bring salmon back up a dead stream. You don’t know how to bring back an animal now extinct. And you can’t bring back forests that once grew where there is now desert. If you don’t know how to fix it, please stop breaking it! Here, you may be delegates of your governments, business people, organizers, reporters or politicians – but really you are mothers and fathers, brothers and sister, aunts and uncles – and all of you are somebody’s child. I’m only a child yet I know we are all part of a family, five billion strong, in fact, 30 million species strong and we all share the same air, water and soil — borders and governments will never change that. I’m only a child yet I know we are all in this together and should act as one single world towards one single goal. In my anger, I am not blind, and in my fear, I am not afraid to tell the world how I feel. In my country, we make so much waste, we buy and throw away, buy and throw away, and yet northern countries will not share with the needy. Even when we have more than enough, we are afraid to lose some of our wealth, afraid to share. In Canada, we live the privileged life, with plenty of food, water and shelter — we have watches, bicycles, computers and television sets. Two days ago here in Brazil, we were shocked when we spent some time with some children living on the streets. And this is what one child told us: “I wish I was rich and if I were, I would give all the street children food, clothes, medicine, shelter and love and affection.”If a child on the street who has nothing, is willing to share, why are we who have everything still so greedy? I can’t stop thinking that these children are my age, that it makes a tremendous difference where you are born, that I could be one of those children living in the Favellas of Rio; I could be a child starving in Somalia; a victim of war in the Middle East or a beggar in India. I’m only a child yet I know if all the money spent on war was spent on ending poverty and finding environmental answers, what a wonderful place this earth would be! At school, even in kindergarten, you teach us to behave in the world. You teach us: not to fight with others, to work things out, to respect others, to clean up our mess, not to hurt other creatures to share – not be greedy. Then why do you go out and do the things you tell us not to do? Do not forget why you’re attending these conferences, who you’re doing this for — we are your own children. You are deciding what kind of world we will grow up in. Parents should be able to comfort their children by saying “everything’s going to be alright” , “we’re doing the best we can” and “it’s not the end of the world”. But I don’t think you can say that to us anymore. Are we even on your list of priorities? My father always says “You are what you do, not what you say.”Well, what you do makes me cry at night. You grown ups say you love us. I challenge you, please make your actions reflect your words. Thank you for listening.

Nel corso del 2011, la stessa ragazzina, oggi donna laureata, moglie e madre, ha dichiarato che:

Dalla conferenza di Rio del 1992, diciannove anni fa, sono stata nelle piazze, in TV, sono scrittrice e mi sono laureata, ma l’azione più potente resta ancora il mio discorso da dodicenne.

Ma per approfondire il concetto di sostenibilità sociale, occorre parlare del particolare rapporto tra la sostenibilità sociale e ambientale e dare un rapido sguardo ad alcune aziende che si stanno occupando in maniera innovativa dell’argomento.

Per quanto riguarda le aziende che attualmente hanno tra i loro obiettivi la sostenibilità sociale e ambientale troviamo OBIETTIVO MENO, che si occupa di costruire dei servizi per aziende attraverso strumenti tecnici ed economici per operare una misurazione, un miglioramento e una diffusione di idee innovative e sostenibili per ottenere la garanzia di una maggiore qualità della vita per tutti.

In occasione del concorso Metro Ho.re.ca star, la METRO CASH & CARRY SPA ITALIA ha creato, in collaborazione con l’Università Bocconi, il Metronomo; in questo concorso sono state premiate con ricchi premi le storie aziendali orientate verso la sostenibilità ambientale e sociale. Questo concorso ha permesso la diffusione di un buon numero di storie vere, che sarebbe un vero peccato abbandonare. Il Metronomo ha così elaborato un decalogo da seguire per incidere positivamente sull’ambiente e sulla società.

La tradizione culturale italiana è famosa in tutto il mondo per la nostra capacità di realizzare, se vogliamo, opere artistiche di valore. Perciò sarebbe interessante, anche in termini di occupabilità, investire nella rielaborazione creativa di queste storie e nella loro conseguente diffusione mediatica e sociale.

Un elemento da cui partire per realizzare concretamente la sostenibilità sociale è un dialogo concreto fra le differenti parti sociali: istituzioni, imprese e cittadini devono trovare la dimensione spazio temporale ideale per raggiungere insieme l’obiettivo comune a ognuno di loro: la VERA FELICITA’ dell’Umanità.

Dalla crisi economica in cui ci troviamo si può uscire solo se si guarda con obiettività a ciò che possediamo, ai desideri di ciascuno e alla direzione dei nostri sguardi. Suzuki ci ricorda ancora che:

Siamo potenti nella misura in cui ci crediamo.

E’ necessario non solo che le generazioni di adulti prestino attenzione ai giovani, ai loro desideri e alle loro opinioni, ma che i giovani chiedano il permesso di parlare e trovino il coraggio di esprimere ciò che vogliono per sé e per le generazioni future:

Credo che abbia a che fare con ciò che il mondo, oggi come allora, necessita maggiormente: la voce dei giovani, la loro verità. I giovani, che hanno tutto da perdere, hanno un messaggio potente da consegnare a chi vive come se il futuro non li riguardasse; occorre che prendano la parola e sfidino i leader del mondo ad affrontare l’ingiustizia intergenerazionale.

Durante Sanremo 1987 un discreto numero delle  canzoni proposte dagli artisti ammessi alla competizione canora portò sul palco dell’Ariston delle tematiche affini al tema della sostenibilità sociale e della necessità della partecipazione collettiva alla vita politica del mondo. Non è un caso, a parer mio, che quell’anno vinse la canzone Si può dare di più, di Morandi, Ruggieri e Tozzi. Ma ci fu un’altra canzone significativa per questo tema, e vorrei chiosare questa lunga riflessione sulla sostenibilità sociale regalando a Voi lettori e a me l’ascolto ad occhi chiusi della canzone di Cutugno Figli.

Figli del Duemila bianchi e neri

Tutti in fila per un secolo migliore

Figli della pace dai cantate a piena voce

Una canzone con il cuore

(…)

L’aiuterai nel suo confuso cammino

Ma non potrai cambiare il suo destino.

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